Il Centro Frantz Fanon, dopo alcuni anni di ricerca e di esperienze di lavoro condotte dai suoi fondatori sia in Italia che in altri paesi (Mali, Eritrea, Etiopia), sorge ufficialmente nella primavera del 1996. Costituitosi come “Gruppo di lavoro” all’interno del Settore di Educazione Sanitaria dell’ASL 1 di Torino, lavorerà in seguito all’interno del Dipartimento di Salute Mentale della stessa ASL sino all’ottobre del 2001. Dal 2002 il Centro collabora con il dipartimento di Salute Mentale dell’ASL 2 di Torino ed è gestito, sulla base di una convenzione stipulata con quest’ultima, dall’omonima associazione (Associazione Frantz Fanon).
Il Centro Frantz Fanon accoglie utenti immigrati, rifugiati, vittime di tortura, nomadi e richiedenti asilo che, in ragione di motivi di disagio psicologico, esprimono una domanda di ascolto, di counselling o di psicoterapia. Un lavoro intensivo è stato condotto nel corso degli anni con donne vittime della tratta, bambini immigrati e adolescenti stranieri non accompagnati e con richiedenti asilo e rifugiati vittime di violenza o tortura.
Al Centro possono rivolgersi migranti indipendentemente dalla residenza o dal permesso di soggiorno. Il servizio è gratuito, e l’orario di apertura è attualmente così distribuito: Lunedì, Mercoledì, Giovedì, dalle ore 14.00 alle ore 20.00.
Molti sono gli operatori, i servizi e le istituzioni che hanno inviato in questi anni pazienti al Centro Fanon (Ufficio Stranieri del Comune di Torino, comunità laiche e religiose, associazioni del volontariato, servizi di neuropsichiatria infantile e servizi di salute mentale, consultori e servizi sociali del territorio, ospedali).
In molti casi, in alternativa ad una presa in carico diretta dell’utente e/o della famiglia, si è privilegiato un intervento di collaborazione e di supervisione con le équipes curanti. In questi anni sono stati oltre 850 i casi seguiti, conteggiando il lavoro con i pazienti e le attività di consulenza a équipes e istituzioni.
Il gruppo di lavoro è costituito da psicoterapeuti di diversa formazione, psicologi e psichiatri, mediatori etnoclinici provenienti da diversi paesi e con specifica esperienza nel campo dell’etnopsichiatria clinica, antropologi culturali ed educatori. Molti dei membri del Centro Fanon hanno una duplice formazione (antropologica e psicoterapeutica) e alcuni di essi sono intensivamente impegnati in attività di ricerca etnografica, di formazione, di cooperazione allo sviluppo e di valutazione in altri paesi (Camerun, Mali, Marocco, Perù, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, ecc.). Le attività cliniche si ispirano ad un approccio etnopsichiatrico che – primo in Italia – ha tratto molti dei suoi presupposti e delle sue strategie dall’originale esperienza del Centre Georges Devereux di Parigi (Université Paris VIII) e dal lavoro teorico del suo fondatore, Tobie Nathan. Il Centro ha peraltro ripensato e sviluppato nel corso degli anni, all’interno del contesto sociale e culturale italiano, i presupposti teorici, epistemologici e clinici dell’etnopsichiatria praticata presso il Centre Devereux, costruendo strategie originali di intervento. Contatti e incontri con altri centri e gruppi di lavoro (quali quello del Centre Minkowska di Parigi, dell’Ospedale di Bobigny presso Parigi, del Naga-Har di Milano, ecc.) hanno via via offerto elementi per elaborare modelli di lavoro e di ricerca autonomi. Alla definizione di tali modelli ha contribuito anche il dialogo costante con Scuole di Psicoterapia, Istituti di Formazione e Istituti di Ricerca, sia nazionali che internazionali.
Presso il Centro Frantz Fanon sono favoriti interventi di psicoterapia condotti in gruppo e con le famiglie e con la presenza attiva della mediazione culturale. Secondo le esigenze, e in ragione della domanda dell’utente, si propone in altri casi un approccio psicoterapeutico individuale.